Descrizione
La cisterna romana si trova su Via Appia Pignatelli, che poco più avanti si dirama a sinistra della Via Appia (al III miglio, nel tratto compreso fra il II e il III miliario, cca. al km 2,5), La strada prende il nome da Innocenzo XII, appartenente a questa famiglia, il quale la fece collegarla alla Via Appia Nuova, nella quale confluisce tra il quarto e il quinto miglio (Ashby, p. 179).
La cisterna è situata tra la chiesa di Sant’Urbano e via dell’Almone. Misura circa 21 metri di lunghezza e quasi 7 metri di altezza: si tratta di una grande struttura a camera unica, rettangolare all’esterno ma con pianta ellittica all’interno, con absidi terminali. La volta è stata realizzata su una centina di tavole a due spioventi, con un angolo quasi retto (l'armatura in legno che si fa per montare archi o volte). Si ritiene che in origine fosse interrata fino quasi all’imposta della volta; per questo fu costruita in scaglie di selce, senza paramento, con uno spessore di circa 60 cm (Lugli, 1924, p. 101), così da resistere meglio alla pressione dell’acqua contenuta al suo interno (Parco archeologico dell’Appia Antica, URL: <https://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/luoghi/via-appia-antica/cisterna-romana/>. Ultimo acesso: 17.6.2026). Raccoglieva l'acqua piovana poi utilizzata per l'irrigazione delle colture agricole (Tucci, p. 261).
È realizzata in opus signinum, un tipo di muratura ottenuto con pietre frantumate allettate e costipate in calce magra. Questa tecnica conferma che la struttura era incassata nel terreno. Il calcestruzzo, molto resistente, è composto da scaglie di selce ed è privo di rivestimento esterno. All’interno è presente un pavimento impermeabile in cocciopesto (malta e frammenti di mattoni).
Le pareti presentano un doppio strato di intonaco, ma senza cordoni agli angoli: questo elemento mette in dubbio l’interpretazione come cisterna, mentre a favore di tale funzione vi sono la forma chiusa dell’ambiente e la presenza di un foro per condotto sul lato corto nord. Altri due fori simili si trovano nelle pareti lunghe, poco sopra l’imposta della volta, e costituivano probabilmente gli ingressi dell’acqua (Lugli, 1924, p. 102). La datazione è compresa tra il 44 a.C. e il 40 d.C. (URL: <https://www.romanoimpero.com/search?q=cisterna+grande&_gl=1*1xc3cyf*_ga*ODE0Njk5MzM2LjE3ODA2ODE5MzI.*_up*MQ..>. Ultimo acesso: 17.6.2026).
Nel tardo Medioevo il terreno esterno fu abbassato; nella parte inferiore dei muri sono visibili tracce di interventi successivi, come rinforzi in blocchi di tufo di spessore variabile (più consistente sul lato orientale). Probabilmente si tratta di opere di consolidamento dopo gli sbancamenti (Parco archeologico, cf. sopra URL).
La parte superiore dell’edificio non è strutturalmente collegata a quella inferiore: fu costruita su un piano di posa costituito dal riempimento della volta. I muri risultano separati e uniti da uno strato di calce, pur avendo caratteristiche costruttive analoghe, il che indica contemporaneità (Lugli, 1924, p. 102).
Sono presenti anche due aperture posteriori che raggiungono il pavimento interno, segno che in età tarda la struttura non fu più utilizzata come cisterna. Sul lato sud si trova inoltre una piccola finestra.
Lo sbancamento del terreno circostante avvenne probabilmente tra la tarda età imperiale e l’alto Medioevo, forse in epoca di Massenzio (306–312 d.C.), per realizzare la grande piattaforma del circo e del palazzo situati oltre l’Appia Pignatelli. Sul poggio a est, verso il fiume Almone, si trovano tre lecci secolari, ultimo residuo di un bosco identificato nel Settecento con quello sacro di Egeria, ninfa associata al re Numa Pompilio (Quilici, 1976, p. 42).
La cisterna si trova anche nella zona di Triopio, e e bastato il fatto che il pago Triopio fosse fondato da Erode per attribuirgli senz'altro tutti gli avanzi che si trovano nella valle della Caffarella fra l'Appia e la Latina, cosi come alla villa di Domiziano furono attribuiti tutti i monumneti fra Albano e Castel Gandolfo, mentre i piu grandiosi, come i castra, le terme, e l'anfiteatro (cf. Ausonia, vol. IX e X: Castra Albana), come ha potuto dimostrare Lugli, appartennero invece alla legione II Partica, fondata da Setttimio Severo (Lugli, 1924, p. 92).
Un’iscrizione bilingue ricorda che il territorio (campi, boschi, vigne e praterie) apparteneva ad Annia Regilla, moglie di Erode:
"Annia Regilla Herodis uxor, lumen domus, cuius haec praedia fuerunt."." (Inscr. graecae XIV (Italia) 1391; C. I. L. VI 1342).
Nel corso dei secoli, dopo l’abbandono, la struttura fu riutilizzata come magazzino o abitazione, e forse anche come torre difensiva, come suggeriscono le merlature superiori (cf. la fotografia di Parker in G. Tomassetti, 1979, p. 97). Oggi resta visibile solo il nucleo originario. Dal sentiero che collega la cisterna alla chiesa di Sant’Urbano si gode ancora un ampio panorama verso la villa di Massenzio e la tomba di Cecilia Metella.