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Il sito si trova sulla Via Appia Antica nella valle del Fiume Almone nel tratto che può essere definito semita e non ancora via recta che al contrario prende avvio a partire dalla formazione dei depositi vulcanici dei Colli Albani e dalle colate di Capo di Bove. Il sito doveva quindi trovarsi nel tratto considerato ancora suburbio nella Roma di età imperiale. il c.d. Sepolcro di Geta (anche detto Tomba di Geta) poteva forse essere particolarmente visibile prima della costruzione delle Mura Aureliane e in seguito dall'attuale Porta S.Sebastiano da cui, uscendo da Roma, attualmente si scende per circa 15 metri s.l.m prima di arrivare al Sepolcro. La pavimentazione della via in corrispondenza del sito, che nascerà soltanto in età imperiale, doveva essere avvenuta già nella prima fase del 296 a.C. (la seconda fase coprirà il segmento dal Santuario di Marte fino a Bovillae nel 292 a.C.). Oltre alla visibilità del Sepolcro, il posizionamento accanto al fiume Almone doveva forse rendere la Tomba di Geta una struttura di rilievo considerato il valore simbolico che il fiume stesso rappresentava. Stazio, descrivendo il Sepolcro di Priscilla, parla di un luogo della valle posto di fronte alla città: per analogia la Tomba di Geta, di 100 metri circa più vicina a Roma, era quindi anch'essa di fronte alla città, in un luogo ben visibile. Sempre la vicinanza del fiume rende l'area simbolica in quanto punto di confine e luogo di passaggio da una dimensione all'altra, e forse proprio la contiguità al fiume rendeva il Sepolcro una delle strutture ben identificabili tra quelle legate alla transizione dalla dimensione urbana a extraurbana. Gli stessi Cataloghi Regionari individuano nel fiume Almone uno dei limiti della Regio I augustea, qualificando l'area come un punto di confine anche sotto il profilo amministrativo. Considerando invece il fiume come linea di demarcazione territoriale a prescindere dai confini amministrativi di età augustea, si può risalire al IV secolo a.C., ancora prima della prima costruzione della Via Appia (che tradizionalmente risale al 312 a.C. con la censura di Appio Claudio Cieco), con la fondazione del Santuario di Marte che da Ennio in poi è identificato come luogo di unione tra Marte stesso e Rea Silvia, marcando l'area come scenario fondativo della storia di Roma. Il Santuario non è stato archeologicamente ancora documentato perché il tratto di Via Appia corrispondente non è mai stato oggetto di scavi eccetto un'indagine del 1970, in cui furono individuate strutture repubblicane, e lo scavo, attualmente in corso, nell'ambito del Progetto Appia Antica 39 che si pone l'obiettivo di indagare proprio il primo tratto extra murario della Via Appia Antica. Inoltre, Il fiume Almone era di per sé un corso d'acqua sicuramente ben riconoscibile nell'antichità visto che era il terzo di Roma per importanza nonché luogo di rituali, il più conosciuto dei quali, grazie a Ovidio, è quello del lavaggio della Pietra Nera simbolo della Magna Mater a partire dalle fasi finali della Seconda Guerra Punica. Da un punto di vista funzionale, la prossimità del Sepolcro di Geta al fiume doveva anche rendere più semplice la manutenzione di eventuali aree circostanti adibite a giardini funerari proprio grazie alla presenza dell'acqua. Nel tempo il Sepolcro perde la sua funzione originaria così come l'ambiente circostante, afflitto da rischi di varia natura: con riguardo alla casa attualmente posta sui resti in cementizio, già nel XVI secolo abitazioni private ("casalini") sostituiscono le torri medievali per ripararsi dalla pianura malarica e dal brigantaggio.